Il caffè napoletano (da "Questi Fantasmi" di Eduardo De Filippo) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina articolo inserito su spaghettitaliani da Luigi Farina
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Articolo inserito da Luigi Farina il giorno 03/07/2015 alle ore 08.36.59

Il caffè napoletano (da "Questi Fantasmi" di Eduardo De Filippo) - Gastronomia in pillole a cura di Luigi Farina

 

 

immagine in primo piano

Eduardo De Filippo è stato uno dei più geniali interpreti del teatro italiano, diventando anche regista sia teatrale che cinematografico. Le sue commedie ci hanno lasciato una testimonianza fedele, anche se a volte portata agli eccessi, della vita del Sud Italia nel dopoguerra, dandoci anche una visione a volte comica, ma a volte anche tragica, della Napoli di quei tempi.

Fra le tante commedie scritte da Eduardo una delle più famose è "Questi fantasmi", dove racconta la storia di Pasquale Lojacono, che si fa convincere ad andare ad abitare gratuitamente in un casa di 18 stanze, solo per sfatare le voci secondo le quali ci siano dei fantasmi.

Il brano tratto da questa commedia, che vi propongo qui di seguito, è uno splendido monologo dove Eduardo, piazzato nel balconcino di casa, in attesa di smascherare il fantasma, spiega con maestria sopraffina, al dirimpettaio Prof. Santanna, come si realizza un buon caffè.

PASQUALE (beatamente seduto fuori al balcone di sinistra, ha disposto, davanti a sé, un'altra sedia con sopra una guantiera una piccola macchinetta da caffè napoletana, una tazzina e un piattino. Mentre attende che il caffè sia pronto parla con dirimpettaio prof. Santanna ) A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone... Io, per esempio,; a tutto rinuncierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici... il caffè costa cosi' caro... (Ascolta, poi) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce E' molto piu' giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini cbe, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate Chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente... Sul becco... lo vedete il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo... (Ascolta) Vi piace sempre di scherzare.... No, no... scherzate pure... Sul becco io ci metto questo coppitello di carta... (Lo mostra) Pare niente, questo coppitello ci ha la sua funzione... E gia' perché il fumo denso del primo caffe' che scorre, che poi e il piu carico, non si disperde. Come pure, professo', prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata piccolo segreto! In modo che, nel momento della colata qua, in pieno bollore, gia' si aromatizza per conto suo. Professo' voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. (Rimane in ascolto) E io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me lo tosto da me... (Ascolta) Pure voi, professo' ?.... E fate bene... Perché, quella, poi, è la cosa piu difficile: indovinare il punto giusto di cottura, il colore... A manto di monaco..... Color manto di monaco. È una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se, per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete... ve scappa 'a mano o' piezz' 'e coppa, s'aunisce a chello 'e sotto, se mmesca posa e ccafè... insomma, viene una zoza ... siccome l'ho fatto con le mie mani e nun m' 'a pozzo piglia' cu nisciuno, mi convinco che è buono e me lo bevo lo stesso. (II caffè ormai è pronto) Professo', è passato. (Versa il contenuto della macchinetta nella tazza e si dispone a bere) State servito?... Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè... (Sentenzia) È ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori... con un simpatico dirimpettaio... Voi siete simpatico, professo'... (Seguita a bere) mezza tazzina me la conservo, me la bevo tra una sigaretta l'altra. (Accende la sigaretta. al professore che gli avrà rivolto qualche domanda) Come?.... Non ho capito. (Rimane in ascolto) Aaah... si', si'... Niente, professo'! Io lo dissi: sciocchezze. Non ho mai creduto a questo genere di cose, se no non ci sarei venuto ad abitare. Oramai sono sei mesi che sto qua, qualche cosa avrei dovuto vederla (Ascolta c. s.) E che vi posso dire.... Non metto in dubbio quello che voi mi dite, ma, in questa casa, posso garantirvi che regna la vera tranquillità. Tutto quello che voi vedete sul terrazzo, sul cornicione, fuori ai balconi... a me non risulta, Si, quello che posso dire è che, da quando sono venuto ad abitare qua, le mie cose si sono aggiustate, che questa casa mi ha portato fortuna, che se avessi richieste di camere, la pensione potrebbe già funzionare, ma fantasmi, come fantasmi, è proprio il caso di dire: neanche l'ombra!

Tratto da "Questi Fantasmi" di Eduardo De Filippo

 

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