‘O puparuolo ‘mbuttunato: quando l’estate napoletana profuma di memoria di Anna Calì

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‘O puparuolo ‘mbuttunato: quando l’estate napoletana profuma di memoria di Anna Calì
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A Tavola con l'Esperto

La cultura gastronomica partenopea

‘O puparuolo ‘mbuttunato: quando l’estate napoletana profuma di memoria di Anna Calì

C’è un odore che Napoli non può nascondere.

Un profumo che attraversa i vicoli, sale le scale dei palazzi, si infila nei cortili assolati delle giornate di luglio: è quello del peperone imbottito in napoletano conosciuto come puparuolo ‘mbuttunato.

Non serve guardare l’orologio: a mezzogiorno spaccato, nel silenzio sospeso del pranzo che arriva, la città si riempie di quella scia dolciastra e intensa che ti prende alla gola e ti riporta a casa. Qualunque casa. La tua, quella dei tuoi nonni, o magari quella che non c’è più.

Il puparuolo ‘mbuttunato non è solo una ricetta. È un gesto antico.

È il forno acceso con 35 gradi all’ombra, la pazienza delle donne, la sapienza degli scarti: pane raffermo, olive nere, capperi, pinoli, prosciutto cotto (se piace), provola e una manciata d’aglio tritato. Nulla di superfluo, tutto pieno di senso. È una di quelle preparazioni che si fanno senza misurare, a sentimento, come si ama.

Nella mia famiglia questo piatto è una liturgia estiva. Lo assaggiai per la prima volta da bambina, nella casa della mia bisnonna. Ricordo ancora le mani nodose che spingevano il ripieno dentro il peperone con una fermezza dolce, come si infila un segreto in un cassetto o il cotone nell’ago.

Poi è stata la volta di mia nonna materna: stessa ricetta, ma con un sapore leggermente diverso, più deciso. O forse era solo il modo in cui mi guardava mentre lo mangiavo. Oggi, che loro non ci sono più, quel rito tocca a mia madre.

Accende il forno, farcisce con devozione, si ferma un attimo a controllare se si brucia. Ma quel gusto antico, quello preciso, quello della bisnonna e poi della nonna so per certa che non tornerà più. Forse perché il sapore delle persone non si replica. Si ricorda, e basta.

Il peperone imbottito alla napoletana è un piatto che non si trova nei menù stellati; troppo semplice, troppo domestico. Eppure è più nobile di tanti altri.

Perché racconta di un’estate che non ha bisogno di scenografie: basta un balcone, una tovaglia stesa, il rumore dei piatti nel lavandino e il sole che batte sulle maioliche. È lì che si compie il miracolo: quello di restare sé stessi, di non cedere al tempo, di preparare ogni anno la stessa identica ricetta, sperando che somigli a quella che non c’è più.

E allora ogni estate si rifà, anche se il caldo è aumentato ed è cambiato a differenza delle estati passate, anche se il sapore è cambiato. Perché imbottire un peperone a Napoli non è solo cucinare: è ricordare, resistere, tramandare e mantenere viva la memoria delle persone che non ci sono più.

Anna Calì

Anna Calì, classe 1996, è una giornalista e scrittrice di origini napoletane. Fin da bambina coltivava un sogno silenzioso, custodito gelosamente in un cassetto: raccontare storie. Dopo anni di studio, dedizione e coraggio, quel sogno ha finalmente preso forma, trasformandosi in una professione che la appassiona ogni giorno. Oggi lavora come giornalista, con un particolare interesse per la cronaca nera, ambito in cui si è distinta per la sua capacità di raccontare i fatti con precisione, empatia e un forte senso etico.
Instancabile osservatrice della realtà, ama scrivere nei momenti più insoliti della giornata, spesso all’alba o nelle ore più silenziose della sera. Nel 2022 ha pubblicato il suo primo libro, “Passione Azzurra” (Officina Milena), una delicata e sentita dedica a tutti i bambini e agli appassionati del calcio, in particolare ai tifosi del Napoli, città e squadra che porta nel cuore.
Spinta dal desiderio di mettersi alla prova in nuovi territori narrativi, ha deciso di esplorare il genere giallo, firmando il suo primo romanzo, “Le melodie del Golfo”, pubblicato da PAV Edizioni. Finalista in due concorsi organizzati da PAV Edizioni, “Campania in penna” con il racconto L’amore di Napoli e “Nero su bianco” con Intrighi capitolini. Con il racconto “Il vento dell’illusione” è finalista del concorso “La persona che ti ha cambiato la vita” indetto dal noto settimanale Intimità. Vincitrice del premio giornalistico “La Campania si racconta” con l’articolo – inchiesta: Scampia, una tragedia che si poteva evitare. E ora che sarà di loro.

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